Variazioni

15 Dicembre 2007 - Letto 1,103 volte

variazioni

Un giorno, passeggiando in bici con Alice (collega universitaria), verso il foro italico a Palermo, sono stato colpito dalla particolarità di 2 di questi enormi blocchi cubici di cemento grezzo che caratterizzano un po’ tutte le zone portuali.
Mi facevano pensare proprio a due giganteschi dadi, non saprei bene perchè, non credo fosse solo per il fatto di essere cubici, perchè anche tutti gli altri lo erano. La loro posizione probabilmente mi ha fatto pensare a quella di due dadi caduti tra delle pietre, non so, è stata una suggestione, una epifania, nel senso Joyciano del termine…

Continua nella prossima pagina…







Lì per lì non ho assolutamente pensato a effettive realizzazioni o idee, è stato semplicemente un VEDERE ALDILA’ di quegli enormi frangiflutti. Ho riferito subito ad Alice questa mia impressione e come se fosse la cosa più normale del mondo lei mi ha messo in mente che farli sarebbe stato possibile e assolutamente semplice.Effettivamente poi non è stato esattamente così ma mi ha dato la giusta spinta per tentarci.

Ammetto che ancora non ci credevo, pensavo che fosse una di quelle miriadi di cose che si pensano e si dicono e poi non si fanno, che sfumano col tempo. Invece in questo caso non è stato così. Ogni tanto, con Alice, in Facoltà, riprendevamo l’argomento e avevamo deciso di non parlare a nessuno del nostro progetto nascente.

Un giorno, così, per accertarci almeno della fattibilità effettiva, siamo andati a fare , sempre all’insaputa di tutti, un primo sopralluogo.Da questo abbiamo appurato la pericolosità dell’operazione e le insolite dimensioni delle superfici (2,5 x 2,5 m per ogni faccia per un ammontare complessivo di circa 35 m quadrati di superficie da colorare, considerando le parti irraggiungibili). Così a poco a poco realizzavo che era realmente possibile dare vita all’idea, un po’ rischioso, legalmente e fisicamente, ma possibile.

Non è stato semplice organizzare tutto nei dettagli, soprattutto mantenendo un assoluto “silenzio”. A dire il vero un’altra persona era a conoscenza del “progetto”, il noto artista UWE, con il quale ho scambiato una serie di email di consigli e pareri a riguardo. Una sera, decisi finalmente a concretizzare l’idea, a tavolino, con Alice, abbiamo messo per iscritto stategie e materiali.

L’occorente alla fine di tutto il lavoro si è dimostrato questo: 7,5 litri di colore al quarzo bianco per esterni, due rulli, tre bastoni telescopici da 3 metri, una torcia, una corda da 3 metri, 6 bombolette tra bianco e nero, 2 cartoncini ritagliati con compasso “artigianale”, un taglierino, tanti guanti di lattice, 700 grammi di consolidante (non più usato), 3 bacinelle, 1 secchio, due bottiglie vuote e un bidone d’acqua da 20 litri (pieno). Per un totale complessivo di 50 euro a testa, o a dado, a seconda da quale punto di vista lo si guardi. Un venerdì, dopo un’intera giornata di pioggia incessante, approfittiamo di una pausa di pioggia di 3 ore, decidiamo di dare inizio all’impresa. Con il rischio di dover interrompere per la pioggia ci siamo diretti in loco, pieni di materiale e vestiti in modo assolutamente indecente, soprattutto per l’orario. Era quello il giorno esatto. così verso l’una, una e mezza di notte, presi di coraggio, usciamo. Abiti vecchi, cappellino e scarpe antinfortunistiche, tutto pronto, SI PARTE.

Arriviamo là e ancora increduli cominciamo. Precauzioni, accorgimenti tecnici e vai con la prima passata di bianco (a dosi inventate). 2 ore dopo finisce il bianco, si deve continuare, occorre almeno un’altra notte. Il giorno dopo acquistiamo dell’altro materiale e la notte successiva alle 4.30 si riparte. Vestiti sempre come muratori si continua ma alle 6 finisce la bomboletta nera. Occorre assolutamente ancora un’ultima notte. Tanti sacrifici, tante, innumerevoli bugie, la sera dopo siamo ancora là. Ormai padroni della zona, arriviamo, disinvolti e cominciamo senza guardarci più intorno. 2 orette dopo l’opera è finalmente conclusa, rifinita. Spicca nella notte come galleggiasse sull’acqua. Contenti e sofddisfatti del risultato il giorno dopo andiamo a controllare con la luce del giorno e a scattare le prime foto.

Mi piace, mi piace molto, è proprio come l’avevo immaginata. Non ce la faccio a tenere tutto dentro devo dirlo assolutamente a qualcuno, pensavo ne valesse veramente la pena. Oggi la riguardo e continua a stupirmi, a mio avviso, riporta fedelmente la mia idea originale…

per chi volesse dare un’occhiata di persona a “Variazioni” qui metto la mappa per raggiungerla.

variazioni

Ho in mente altri progetti che spero di avere possibilità di tempo e disponibilità per concretizzare e inserire in un unico progetto artistico dal titolo “KUNSTWOLLEN”.

Articolo scritto da Mauro Filippi.

Alla prossima

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13 Responses

  1. Alice, prova a copiare questo commento hi hi hi:rrrrrrrrrrrrrrrrr rrrrrrrrrrrrrr rrrrrrrrrrrrrrr rrrrrrrrrrr rrrrrrrrrr rrrrrrrrrrrrrrrr rrrrrrrrrrrrrrrrrrr rrrrrr rrrrrrrrrrrrrrr rrrrrrrr rrrrrrrrrrrrrr rrrrrrrrrrrrrrrrrrr rrrrrrrrrrrrrrrrrr rrrrrrrrrrrrrrr rrrrrrrrrrrrrrrr rrrrrrrr…… ah ah ah…… RRRRRRRRRR RRRRRRRRRR RRRRRR RRRRRRRRRR RRRRRRRRRR RRRRRRRRRRRR RRRR….he he he….. rrrrr rrrrrrrrrrrrrrr rrrrrrrrrrrrrrrr rr

  2. faBrizio con la cravatta

    Dicembre 15th, 2007

    salve a tutti voi che avete lasciato un commento..
    volevo intanto dire che io e la mia sensibilità artistica, di comune accordo, abbiamo eletto “Variazioni”, opera d’arte del semestre. E insieme alla mia gioia per l’incredibile talento di Mauro Filippi, grande artista dell’alcamese, volevo manifestare lo sgomento che ha ha suscitato in me, la notizia della presunta collaborazione di questa apprendistella da quattro soldi di nome arice, la quale, io credo fermamente, ha ricattato lo stesso Filippi minacciando di divulgare false verità riguardo ad una presunta storia d’amore fra i due. Il povero filippi non ha potuto che assecondare le richieste della perfida afice e consentire di accostare il suo nome accanto a quello dell’illustre. Ribadendo ancora una volta la mia stima verso il mitico Filippi, vi invito a leggere come sono andati davvero i fatti ed emarginare agice, perfido essere maligno, indegno e ladro!

  3. Che dire… Troppo bello! Di presenza poi ancora meglio!
    Anche se sono solo due cubi di cemento, uguali a tutti quelli che li circondano, sembra che siano stati pensati così! Hanno qualcosa di strano, forse la posizione, non so!
    Complimenti agli artisti! Bravi!
    Andate a vederli!

  4. Una semplice passante

    Dicembre 15th, 2007

    Arrivando nel luogo in cui risiede l’opera, la prima sensazione è la sorpresa. Dall’unica via d’accesso al molo ciò che si vede inizialmente è un insieme di “soliti” e “consueti” frangiflutti cubici. Ma appena la visuale(che inizialmente è coperta da un muro laterale) aumenta, spiccano come una visione due Dadi. E il pensiero che si forma nella mente è quello che quei due frangiflutti non potrebbero essere altro che due dadi colti e pietrificati in un istante che dal caso è reso infinito. La potenzialità di questa “Epifania” e dell’esperienza che ha portato alla sua concretizzazione ,credo, sia quella di farci capire che in alcune casualità risiede un energia che se riusciamo a coglierla ed a rappresentarla, può permettere alle persone che non la vedono l’esperienza di un miraggio!
    In conclusione……andate a vederla perché veramente ne vale la pena!
    Un complimento in fine per gli autori/realizzatori!

  5. È stato tutto molto semplice.
    Un giorno Mauro li ha visti.
    E me l’ha detto. Allora li ho visti anche io.
    E poi sopralluoghi, misure, conteggi, soldi, paure, progetti, risate, stronzate.
    E poi, una sera di pioggia che non ci credevo quasi più, la realizzazione.

    L’importante è solo l’intuizione. Due cubi di cemento enormi. Due dadi. Enormi. È tutto lì, nel momento in cui uno li vede, anche se ancora sono due cubi frangiflutti di cemento grezzo.
    Probabilmente loro c’erano già. Aspettavano solo che qualcuno li vedesse e li tirasse fuori. Forse, invece che mettere colore, abbiamo solo scrostato un sottile strato di superficie, solo sollevato un velo.
    E sono apparsi.

  6. La Verità

    Dicembre 17th, 2007

    Un giorno, erano lì, nei pressi del foro italico. Il riflesso di luce argentea sulla superficie increspata delle onde. Il panorama montuoso di fronte ai loro occhi, i frutti della speculazione edilizia degli anni ‘50 alle loro spalle.
    Era la “situazione” ideale per due allievi architetto,
    …Mauro non poteva rinunciare a quell’occasione, significava perdere tutto ma al di sopra di ogni cosa, significava perdere lei.
    Alice,sua collega universitaria da ormai tre anni, comprese il baluginio negli occhi di lui.
    In un istante capì tutto. Fu allora che tentò di distrarre mauro(e il suo cuore in tumulto)con la scusa dei dadi…
    Due blocchi di cemento , che pur di evitare le avances di MAuro, Avrebbero potuto trasformarsi anche in Claudia Schiffer e Naomi CAmpbell, nonchè in qualsiasi altro essere vivente o meno….Per evitare di essere banale la mirabile Alice scelse come soggetto i “Dadi” e incoraggiò MAuro alla realizzazione dell’opera.
    L’orgoglio maurino allora uscì allo scoperto, e per vendicarsi del rifiuto subito, relegò la spendida e nobile Alice al ruolo di semplice “collaboratrice”dell’opera.

  7. Per Alice: hai visto che ho inserito una tua foto? prima fai un casino perchè non la meto e poi nenache la vedi? miiiii perooooooooò!

  8. allora… il commento profondo dell’artista ci voleva, ma ora basta con la serietà!!!
    per fabrizio con la cravatta: sei davvevo un simpatico giullave, la stima che mi accovdi è sincevamente lusinghieva per me…
    per berto: è vevo, sono un’antipatica e cattivissima avtista egocentvica che bvamava solo pev una pvopvia foto con l’opeva…
    saluti a tutti dall’inghiltevva vuvale!!!

  9. url

  10. alice e mauro nel parco del foro italico di palermo sono i nuovi fiori siciliani. palermo e´ come sempre molto fortunata!

  11. “Di molto maggior pregio è che il poeta sia abile a trovare metafore. E’ la sola cosa questa che non si può apprender da altri, ed è segno di una naturale disposizione d’ingegno; infatti il saper trovare buone metafore significa saper vedere e cogliere la somiglianza delle cose fra loro”

    … è quanto scrive Aristotele nella Poetica, 1459a. E non so voi, ma io credo che tale passo possa a buon diritto essere riferito anche ad Avice e Mauro. Geniali!

  12. Quando ho visto l’opera ho riconosciuto subito qualcosa di familiare. Un senso di spiazzamento che ti alza le sopracciglia e ti scava un’ondina all’angolo della bocca (da me il destro). Sembrerà strano, ma a conoscere mauro viene facile intuire che di familiare c’è l’imprevedibilità. Vorrei essere più preciso su quello che apprezzo di questa imprevedibilità. È a mio avviso una sintesi di fantasia e rigore. Josè Saramago in un commento al suo Le intermittenze della morte dice: ”organizzo una situazione impossibile e ho bisogno che il lettore accetti la mia proposta. Se lo fa, vi posso assicurare che tutto diventa implacabilmente logico”. La naturalezza della posizione di quei dadi mi convince che non c’è nulla di strano se i flutti si sfidano a dadi e che per malasorte comune l’ultimo lancio ha voluto essere doppiamente in bilico; e che in questa bisca marina l’esito sia ancora incerto. Sicuramente i flutti barano perché l’attesa è insostenibile e allora un piccolo urto (onda d’urto?) potrebbe far vincere il dado a destra (guardando da terra) 5 a 2; ma non troppo forte perché accanto al 5 c’è 1… . Sismologi di tutto il mondo tenete d’occhio il caso!
    La foto più bella è quella con i dadi grandi grandi con la barchetta piccola piccola più in primo piano: sembrano giocattoli sparpagliati (anche se per bambini di taglia non comune), come del resto mi appare tutto il foro italico: all’insegna del gioco infantile, con le panche tempestate di Smarties, i marciapiedi con il disegno tipico dei tappetini componibili dell’asilo, le statue di ciambelle impilate come in un pallottoliere, i soldatini lungo la strada che per l’occasione hanno lasciato la mimetica.
    Gliel’ho detto già quando ho visto i dadi e glielo dico ancora: bravo, belli!

  13. oh no scusa, che cafone!
    brava avi.., ari.., afti..,supplì.., al.., ALICE!

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