Analisi del divario linguistico
Di admin • 6 Novembre 2007Un aspetto che non viene, spesso, considerato nell’esaminare il digital divide nel suo complesso è quello, invece molto importante, delle differenze linguistiche. Le lingue sono il mezzo più importante per veicolare conoscenze, informazioni e contenuti ma rappresentano un ostacolo insormontabile nel momento in cui non vengono comprese. Le informazioni e i contenuti presenti in Internet sono, in larga parte, in lingua inglese, ciò fa si che esse non siano fruibili dalla maggior parte degli utenti della rete.
Si è spesso parlato, in queste pagine, della nuova società in rete e della rivoluzione digitale globale comprendendo questa globalità come, fortemente, relativa. Anche in questo caso siamo costretti a ridurre la portata globale di questo fenomeno. L’utilizzo del web è, in molti casi, scoraggiato dalla lingua dei contenuti in rete. La scarsa presenza di contenuti in lingue di derivazione non latina o, addirittura, non alfabetiche diminuisce la possibilità di coinvolgimento strutturato e continuo degli individui di una determinata lingua e, in questo modo, amplifica la marginalizzazione dei contenuti minoritari.
Siamo, normalmente, portati a pensare che in rete sia disponibile qualsiasi tipo si informazione, adatta a qualunque esigenza e accessibile a tutti gli individui che siano collegati ma, nei fatti, la situazione è molto diversa. I contenuti di Internet, in realtà, soddisfano solo in parte le esigenze di milioni di utenti nel mondo essendo perlopiù creati in lingua inglese da utenti di paesi sviluppati e con categorie culturali e sociali di questo livello.
Un’informazione prodotta da un utente americano quasi sicuramente interesserà o sarà importante per un altro utente della stessa area geografica di strutturazione sociale e culturale assimilabile, mentre difficilmente sarà diretta ad utenti di altre regioni o di altre culture che non ne capirebbero il contenuto essendo espressa una lingua a loro sconosciuta e proponendo modalità semantiche non familiari. In questo senso si può comprendere quanto la conoscenza veicolata dalla rete sia, solo in minima parte, aperta a tutti. A trarne i maggiori benefici saranno allora quasi esclusivamente gli utenti anglofoni che frequentano Internet già da tempo.
Le lingue utilizzate su Internet per creare pagine web, utilizzare le e-mail, produrre file video e audio o chattare sono molteplici ma le percentuali di utilizzo non rispecchiano quelle reali delle appartenenze nazionali. (Fig.1).

Fig. 1 - Le dieci lingue più utilizzate sul Web - Fonte: www.internetworldstats.com (Giu. 2007)
L’inglese, sempre più inteso come lingua ufficiale della rete, è usato dalla maggioranza degli utenti di Internet. L’importanza mondiale di questa lingua ha origini, oltre che nelle radici storico-coloniali, nel ruolo predominante che essa è andata acquistando nelle comunicazioni internazionali, soprattutto in ambito diplomatico e mercantile, nelle società moderne. America ed Inghilterra sono tra i paesi a più alta tecnologia ed è quindi normale che si usi il loro vocabolario per designare spesso le loro scoperte.
Da molti anni, difatti, l’inglese è utilizzato nel mondo come lingua franca nelle comunicazioni tra diversi paesi nonostante che, confrontata con l’importanza che assume in ogni sfera sociale, la percentuale della popolazione del mondo che lo parla come lingua natia è estremamente bassa.
Viste in questi termini le informazioni contenute in rete non possono che essere, in larga parte, scarsamente accessibili a milioni di utenti non anglofoni.
Gran parte dei contenuti presenti sul web sono creati nelle aree di maggiore sviluppo economico del nostro pianeta, soprattutto negli Stati Uniti, emarginando ineluttabilmente interessi e necessità delle aree più svantaggiate, col risultato immediato di non incentivare lo sviluppo di queste aree e anzi, al contrario, favorendo una sorta di neocolonialismo “virtuale” ma non troppo. Questo squilibrio geografico nella produzione di contenuti e nello sviluppo delle tecnologie non fa altro che aumentare il progressivo distacco tra le diverse zone del globo e, amplificando le distanze tra i paesi sviluppati e quelli non sviluppati, contribuisce alla esasperazione del digital divide globale.
Proprio la produzione di contenuti potrebbe invece essere un volano importante per il superamento del digital divide, permettendo ad ogni singolo utente e alle nazioni, non solo di sfruttare la rete globale in relazione alle esigenze di sviluppo della propria comunità, ma anche di plasmarla secondo i propri interessi e, soprattutto, nella propria lingua realizzando una concreta democrazia delle opportunità tra i popoli e le nazioni.
Le lingue dei paesi in cui Internet si è diffuso tardi stanno cominciando adesso ad allargare il proprio bacino di utenti e questo fa pensare che il divario possa, lentamente, essere riassorbito. Lo scetticismo però è d’obbligo, vista la scarsa presa delle politiche planetarie che le varie organizzazioni dell’ONU sollecitano invano da qualche decennio. In verità le nazioni più potenti, detentrici degli standard di sviluppo tecnologico più avanzati dei cervelli e dei laboratori migliori, oltre che dell’apparato produttivo adeguato, non sono disposte a cedere “democraticamente” alla aree meno evolute questo che è comunque un grande vantaggio anzitutto economico e poi di influenza politica e sociale. Il difficile rapporto tra il nord e il su del mondo e tra l’occidente e l’oriente, si gioca anche, oggi forse più di ieri, specialmente nel campo delle grandi potenzialità del digitale, il cui sviluppo scientifico e tecnologico consente di esercitare un potere politico, economico e sociale al quale le grandi nazioni dell’occidente non sembrano, oggi, disposte a rinunciare.
In un prossimo futuro la rete vedrà, probabilmente, l’affermarsi di altre lingue come il cinese e/o lo spagnolo ma anche il tedesco e il giapponese, probabilmente, sapranno imporsi perché, come si evince dai dati della precedente tabella, hanno comunque un peso superiore rispetto all’effettiva percentuale di coloro che le parlano.
Il problema della lingua, però, non riguarda solamente Internet, cioè i contenuti, ma si riscontra anche, e soprattutto, nei linguaggi utilizzati per la scrittura di software e sistemi operativi.
Tutte le applicazioni software e hardware maggiormente diffuse a livello mondiale spesso mantengono una matrice anglofoba, anche se poi le applicazioni interesseranno le varie lingue nazionali. L’utilizzo di applicazioni scritte in una lingua diversa dalla propria richiede, da parte dell’utente finale, un processo di adattamento che prende il nome di “localizzazione“. La localizzazione non è, come si potrebbe pensare, la semplice operazione di traduzione poiché richiede particolari capacità di comparazione culturale oltre che di trasposizione linguistica per adattare i contenuti di una matrice culturale diversa rispetto a quella dei destinatari e non solo semplicisticamente nella nuova lingua. Oltre alla disposizione dei testi - da destra verso sinistra in alcune culture - a volte, anche i colori delle interfacce grafiche devono essere sostituiti perché per una determinata cultura non hanno gli stessi significati di un’altra.
Dare la possibilità ad ogni singolo individuo e alle comunità nazionali di creare, diffondere e implementare propri software e propri contenuti, utilizzando ciascuna i canoni specifici della propria cultura, sarebbe il propulsore migliore per spingere le società in via di sviluppo verso la crescita economica.
L’adozione di software libero con codice sorgente “aperto” potrebbe essere uno dei rimedi possibili ai rischi di omologazione culturale e all’esclusione sociale, conseguenza diretta spesso dell’affermazione dell’inglese come lingua ufficiale e matrice culturale della nuova era tecnologica.
Tag:digital-divide, divario-linguistico, global-english, lingua, Linguistic-divide
admin è Roberto Filippi, nato a Palermo nel 1981 e residente ad Alcamo (TP). Laureando in "Lingue Moderne per il Web" presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo.
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