Il Digital Divide

____________________________nuove discrepanze sociali

Analisi del divario globale

Di admin • 6 novembre 2007

Alcuni studi hanno definito il Divario Digitale come una stratificazione sociale dovuta alla disuguale capacità d’accesso, adattamento e creazione di conoscenza attraverso l’uso delle tecnologie di informazione e comunicazione[1].

Secondo questa definizione la risoluzione dell’accesso infrastrutturale non esaurisce il problema del Digital Divide, essa è piuttosto un prerequisito per superare la disuguaglianza in una società le cui funzioni e i cui gruppi sociali dominanti sono sempre più organizzati attorno ad Internet.

Le molteplici barriere all’accesso sono distinguibili in barriere materiali o tecnologiche (infrastrutture) e barriere immateriali o sociali (analfabetismo). Oggi la Rete rappresenta una condizione costitutiva del nuovo modello sociale di organizzazione, essere sconnessi o connessi in maniera inadeguata ad Internet equivale ad essere marginalizzati nel sistema globale. Senza un’economia e un sistema di gestione basato su Internet qualunque paese oggi ha poche possibilità di generare le risorse necessarie ai suoi bisogni[2].

In verità un divario nell’accesso alle informazioni tra le nazioni più o meno sviluppate è sempre esistito; le novità risiedono oggi nel tipo di infrastrutture richieste per allacciarsi alla rete globale, la cui carenza, nei paesi meno sviluppati, è causa principale del Digital Divide.

Gli indicatori utilizzati per determinare il livello di infrastrutture digitali in un determinato paese sono anzitutto il numero di linee telefoniche tradizionali a disposizione di ogni abitante e la diffusione di personal computer. Risulta assurdo forse pensare che i personal computer in Italia siano in numero quasi doppio rispetto a quelli presenti in tutto il territorio africano e che i soli Stati Uniti possiedono circa un terzo dei personal computer dell’intero pianeta. Questi dati rendono bene l’idea di quanto sia forte la discrepanza nella dotazione di infrastrutture tecnologiche di base tra le varie regioni del mondo.

Un altro indicatore utilizzato per determinare l’e-readiness[3] è la disponibilità di host[4] Internet. In realtà non esiste una correlazione facilmente individuabile tra gli utenti connessi alla Rete e il numero di host; l’appartenenza ad un determinato territorio dipende dal luogo di registrazione del dominio e non dalla collocazione fisica del server. Alcuni operatori, anche in Italia, utilizzano domini “americani” (caratterizzati dall’estensione .com o .net). Questo fenomeno però non sembra avere dimensioni tali da modificare in modo rilevante il significato dei dati e i termini di confronto tra i diversi paesi.

Fig. 1 – Utenti Internet nel mondo – fonte: www.internetworldstats.com (Giugno 2007)

Osservando l’immagine (Fig.1) si nota subito che, anche in questo caso, la globalità è assai relativa. La maggior parte dei paesi del mondo , infatti, rimane tagliata fuori, isolata, da Internet: il continente africano è quasi assente (2%); il continente asiatico, da solo, rappresenta il 37% dell’utenza Internet ma, questi dati devono essere riconsiderati tenendo conto che la maggior parte di utenti si trova nei paesi più tecnologicamente avanzati quali Giappone, Taiwan e Cina, come evidenzia bene la tabella pubblicata su internet world stat relativa all’Asia.

Osservando poi i dati riportati in tabella la situazione appare alquanto chiara: in Asia quasi tutti i paesi non sono collegati sufficientemente alla rete globale e solo in alcuni paesi risulta un’utenza superiore addirittura alla medie europee e statunitensi, come Taiwan con il 63%, Singapore con il 66,3%, la Malesia con il 52,7% ma, nel resto del continente le percentuali sono bassissime, alcune prossime allo zero.

In Africa la situazione è ancora peggiore poiché solo il 2% della popolazione mondiale di Internet è rappresentato da utenti africani. Possiamo vedere in dettaglio il quadro globale dell’Africa nella tabella relativa all’Africa sul sito Internet Worls Stat.

I dati più significativi della tabella sono, senza dubbio, le percentuali di crescita dell’utenza Internet negli ultimi sette anni che, in alcuni casi, raggiungono, come in Somalia e non solo, percentuali iperboliche. Purtroppo questa enorme crescita, equiparata alla popolazione effettiva degli stati non è servita a colmare, nemmeno in piccola parte, il divario digitale con gli stati più avanzati. Negli stati politicamente più stabili, come la Tunisia, l’Egitto, il Marocco, la Nigeria e il Sudafrica, si nota un uso di Internet di molto superiore alla media continentale, ma comunque non al di sopra del 13-14%.Se confrontati con quelli europei (Tabella relativa ai dati Europei), i dati africani e asiatici ci danno una chiara dimostrazione della relatività della rivoluzione digitale in corso.

Da quello che è stato osservato finora possiamo dedurre che la geografia della rete coincide quasi con la geografia economica internazionale. I paesi occidentali più avanzati e il Giappone con il 19% della popolazione mondiale producono più del l’60% dell’attività in rete.

Un’ulteriore fonte di squilibrio è data non solo dalla quantità di accessi, ma anche dalla qualità dell’accesso. Nei paesi occidentali si cominciano a diffondere collegamenti a banda larga, veloci, sicuri e a bassi costi (fig. 2 e 3), mentre negli altri paesi ciò non può avvenire perché, spesso, le distanze dalle dorsali Internet risultano incolmabili o perché le infrastrutture presenti sul territorio sono troppo obsolete.

Almeno due risultano i fattori cruciali che ritardano o impediscono l’introduzione e la diffusione di tecnologie digitali in determinati paesi: l’alfabetizzazione di base e la carenza di risorse energetiche. Soprattutto nei paesi africani, la maggior parte della popolazione è analfabeta; in alcuni regioni si toccano soglie del 90%. Per superare questa barriera sarà necessario concepire, come si diceva in precedenza, l’introduzione e l’uso di tecnologie informatiche più elementari e a basso costo che possano aiutare questa gente a superare il proprio stato di non alfabetizzati.

La mancanza di energia elettrica è l’altro grandissimo ostacolo per il superamento del Digital Divide. La Network Society non è accessibile se gli individui non possono usufruire di un servizio normale di corrente elettrica. La questione è molto delicata perché, se da un lato, l’aumento del consumo elettrico non apparirebbe sostenibile dal punto vista ecologico, dall’altro, senza energia elettrica non c’è tecnologia. Sono in fase di studio, di conseguenza, tecnologie alimentate con fonti di energia rinnovabili (solare, eolica etc.. )che permetteranno, da un lato, di superare il Digital Divide favorendo lo sviluppo e, dall’altro, di contenere i consumi di energie non rinnovabili.

Fig. 2 – Velocità media della banda larga nel mondo – fonte: Information Technology and Innovation Fondation

Fig. 2 Prezzo mensile di accesso alla Banda Larga (1Mb per secondo) – fonte: Information Technology and Innovation Fondation


[1] Warschauer, 2000[2] Castells, 2001, p.251[3] Lett. Prontezza digitale, il termine è utilizzato per indicare la dotazione infrastrutturale di un paese.[4] Il termine Host indica i computer connessi alla rete e dotati di un indirizzo IP, cioè una sequenza di numeri utilizzata per identificare univocamente un computer connesso ad Internet.


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admin è Roberto Filippi, nato a Palermo nel 1981 e residente ad Alcamo (TP). Laureando in "Lingue Moderne per il Web" presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo.
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