Il Digital Divide

____________________________nuove discrepanze sociali

Una rivoluzione digitale

Di admin • 31 ottobre 2007

Siamo tutti consapevoli di vivere nell’era dell’informazione, epoca in cui l’informazione stessa diviene la risorsa maggiore e l’accesso ad essa prerogativa indispensabile al successo in tutti i settori. Nel terzo millennio l’importanza dell’informazione ha raggiunto livelli tali da crearne un vero e proprio mercato, spingendo alcuni studiosi a considerarla addirittura come settore quaternario dell’economia.

I mezzi di comunicazione di massa hanno un’incidenza enorme nella vita delle società moderne: essi determinano stili, generano mode,impongono modelli e influenzano il processo di nascita delle maggioranze politiche.

Grazie a molteplici mezzi quali la stampa, la radio, il telefono, la televisione e, soprattutto, le nuove tecnologie dell’informazione ( Information Communication Technology – ICT) l’informazione ha, nel tempo, raggiunto l’importanza che assume adesso all’interno della nostra società. Nelle aree economicamente più forti del nostro pianeta quali il Giappone, l’Unione Europea e gli Stati Uniti, l’adozione di strumenti tecnologicamente avanzati come TV satellitari e via cavo, palmari, personal computer e internet ha profondamente modificato lo stile di vita prima ancora del sistema economico.

Tutto ciò sta avvenendo grazie alla graduale trasformazione dei contenuti analogici in contenuti digitali.

Jeremy Rifkin sottolinea come le società moderne stiano attraversando una fase di profondo cambiamento riassumibile nel graduale passaggio, nei diversi ambiti delle attività sociali, dalla prevalenza della proprietà di beni fisici alla priorità dell’accesso a servizi, prima, ed esperienze poi. Questo mutamento si inscrive in una mutazione più ampia del capitalismo, ovverosia nel progressivo slittamento dalla “produzione industriale” verso la “produzione culturale”.

E’ chiaro che ci troviamo nel pieno di una “rivoluzione digitale” che, grazie ad una serie ordinata di 1 e 0, sta velocemente modificando il nostro modo di percepire il mondo che ci circonda. Da un mondo reale e concreto, analogico appunto, ad un mondo dove ciò che vediamo non è tangibile, seppure altrettanto “virtualmente reale”.

Non solo il valore aggiunto – e spesso la stessa sostanza – di prodotti e servizi immessi sul mercato è sempre più costituito dalla loro componente “immateriale”, ma gli stessi processi produttivi tendono ad incorporare una quota sempre maggiore di “capitale umano”, intendendo con ciò l’insieme delle conoscenze e delle facoltà umane generiche messe a lavoro non solo tra le mura delle imprese bensì nella società nel suo complesso. Per la prima volta nella storia la mente umana è una forza produttiva diretta, non soltanto un elemento determinante nel processo produttivo.

La digitalizzazione dell’informazione ha scatenato cambiamenti sociali simili a quelli avuti nel passato con l’introduzione della stampa e la scoperta dell’elettricità. Nuove tecniche digitali mettono a disposizione, su un unico dispositivo, tutto ciò che rappresenta la cultura umana, i collegamenti con il mondo esterno sono estremamente facilitati e le comunicazioni a distanza in continuo aumento. In poco più di vent’anni le nuove tecnologie digitali, grazie alla loro diffusione globale, sono riuscite a collegare il mondo in tempo (quasi) reale e rendere così il lontano vicino e presente.

Molteplici fattori hanno contribuito all’incipit irresistibile di questa rivoluzione tecnologica e alla sua fenomenale accelerazione negli anni 60. Il centro attivo può essere individuato, senza dubbio, in America settentrionale, nella Silicon Valley Californiana. Qui negli anni sessanta si sviluppano tutte le condizioni politiche e sociali necessarie alla creazione di nuove tecnologie in grado di cambiare il mondo e la visione che abbiamo di esso. La forza propulsiva di importanti poli universitari come Stanford e Berkeley e gli importanti finanziamenti di aziende private permisero la creazione di società di tecnologie avanzate e lo studio di nuove tecnologie emergenti. A partire dagli anni ottanta la nascita di internet ha rilanciato le aziende leader nel settore informatico (Cisco Systems, Oracle, Yahoo!, etc…) e la prossimità, non solo fisica ma anche di interessi coincidenti, con gli studi cinematografici di Hollywood ha favorito la nascita di centinaia di imprese che cominciarono a sfruttare gli effetti speciali e la grafica digitale. Per questi motivi la San Francisco Bay Area è da allora un luogo all’avanguardia per quanto riguarda le tecnologie dell’informazione.

La rivoluzione tecnologica sta mutando anche la natura stessa dei media e la loro fruizione da parte di milioni di persone. I cambiamenti in atto mirano alla convergenza, al media unico, multimediale in cui le tante forme e modalità di comunicazione riescano a integrarsi; un media in cui l’informazione non sarà più legata alle peculiarità del mezzo, ma riesca a oltrepassare ogni confine tecnologico o strutturale. Requisito fondamentale delle nuove tecnologie appare quindi essere sempre di più questa convergenza, intesa come combinazione di vecchi media rimodellati e modificati che, trascendendo da una specifica tecnologia, riescano ad essere completamente liberi e indipendenti, approdando nella sostanza a nuovi modelli e parametri tecnologici.

Di questo ibrido tecnologico oggi si possono leggere tutte le sue caratteristiche nel cosiddetto modello ipertestuale.

L’idea di ipertesto, termine coniato negli anni sessanta da Ted Nelson, teorizzava la realizzazione di un universo informativo nel quale trovasse posto tutta la produzione culturale umana, in grado di collegare in una rete milioni di utenti e condividerne tutti i documenti. (Il progetto è visualizzabile on-line all’indirizzo http://xanadu.net/)
Evidentemente il progetto originale di Nelson ha potuto divenire realtà grazie alla nascita di Internet e del World Wide Web.

La creazione di nuove reti di comunicazione basate sulle tecnologie sta avendo conseguenze molto importanti nell’assetto della società, poiché incide nelle profondità culturali. La rete invade l’evoluzione sociale dei soggetti e delle comunità, creando un sistema di comunicazione senza frontiere. Nuove abitudini sociali invadono e condizionano menti separate dallo spazio fisico oltre che da retaggi ideologici esclusivi.

Nel ventesimo secolo la “società delle reti” ha sostituito un altro tipo di società velocemente chiamato “società di massa”: le comunità tradizionali che caratterizzavano tale società si sono diradate, facendo emergere prepotentemente altri tipi di comunità costituite da persone che continuano a vivere e a lavorare nelle proprie famiglie, periferie e organizzazioni ma che spesso si muovono condividendo reti sociali a larga scala.

In questo senso, la società delle reti è una forma di società che organizza sempre più le sue relazioni a partire da reti di media che non sono semplici canali di comunicazioni, ma stanno divenendo esse stesse ambienti sociali che collegano e condividono istantaneamente scenari individuali e collettivi che agiscono presso i loro nodi o terminali.

Internet è l’immagine perfetta di questo processo di connessione sociale, all’interno di esso emerge una trasformazione della partecipazione, una partecipazione sociale nuova capace di produrre senso e valori attraverso saperi plurimi e alternativi intorno ai quali le reti si organizzano e cooperano.


admin è Roberto Filippi, nato a Palermo nel 1981 e residente ad Alcamo (TP). Laureando in "Lingue Moderne per il Web" presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo.
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