Web 2.0, l’Internet sociale
Di admin • 6 Novembre 2007La rivoluzione digitale e la nascita di Internet non sarebbero mai stati probabilmente possibili senza il software Open Source. La libera circolazione di idee e la democratica gestione delle risorse, rese disponibili agli individui che intendono sfruttarle, hanno scatenato, negli ultimi trent’ anni dello scorso secolo, una serie di evoluzioni e sviluppi che, grazie ai prodigiosi progressi tecnologici e scientifici, hanno contribuito ad accompagnare la nostra società verso il terzo millennio.
L’avvento di Internet ha avuto effetti eccezionali per lo sviluppo della “cultura digitale” fin dai primi anni della sua nascita; ma il modo di percepire e di vivere questo “mare di informazioni” sta cambiato nel tempo fino ad assumere, oggi, caratteristiche del tutto nuove.
Alle sue origini Internet e il World Wide Web erano visti “semplicemente” come strumenti atti a veicolare lo scambio di informazioni collegate tra loro tramite link ipertestuali. L’utente medio si limitava a visionare i contenuti presenti in rete senza la reale possibilità di partecipare alla loro creazione. Erano infatti richieste conoscenze tecniche specifiche per inserire contenuti sul web o modificare quelli esistenti: in questo senso si può dire che Internet era costruito e gestito quasi esclusivamente da professionisti del settore. Questa prima fase di evoluzione della rete viene oggi etichettata retroattivamente come “Web 1.0“, per distinguerla dalla seconda fase detta “Web 2.0” in cui la democratizzazione delle risorse e la diffusione di applicazioni user-friendly hanno reso la rete una piattaforma su cui poter operare in completa autonomia, senza l’ausilio di conoscenze tecniche particolarmente complesse. Il web 2.0 non ha significato, comunque, cambiamenti importanti nelle infrastrutture su cui si basa Internet, ma rappresenta una maggiore consapevolezza nel suo utilizzo da parte degli individui. Chiaramente non tutte le opinioni su Internet potranno avere lo stesso peso, ma tutte hanno la possibilità di essere ascoltate. Questa caratteristica è tra quelle che maggiormente differenziano Internet dagli altri media di massa che, a causa degli interessi economici legati alla pubblicità, tendono solo a realizzare un’audience più vasta possibile, favorendo in tal modo una sostanziale omogeneizzazione di contenuti e opinioni.
Quella in atto è una rivoluzione silenziosa che parte dal basso, dagli utenti, da tutti noi, che a piccoli passi è già arrivata molto lontano, ma che ha ancora molto da offrire. Infatti chiunque oggigiorno ha la possibilità di creare un proprio spazio sulla rete, una piccola isola nell’oceano Internet in cui esprimere il proprio giudizio, commentare, esporre. Grazie alla diffusione di software e applicazioni Internet, molte delle quali open source, come Wordpress, Drupal o Joomla (interessante anche un progetto open source tutto italiano: D-Blog) si è ampliata esponenzialmente la creazione di pagine personali e siti di ogni genere i cui contenuti spaziano dall’ambito scientifico al quotidiano, dai moderni argomenti tecnologici a quelli dell’infanzia : insomma un melting pot informativo e digitale.
Il punto di forza del web 2.0 è sicuramente costituito dai blog, che rappresentano ormai una realtà importante nel panorama di Internet: secondo recenti stime esistono già nel web oltre 70 milioni di blog e ne nascono circa 120.000 nuovi al giorno (1,4 blog al secondo); anche assumendo che il 99,9% di essi non ci interessino, risulta chiaro che ogni giorno almeno 120 nuovi blog tratteranno di argomenti di nostro interesse[1]. In questi numeri, a mio parere, risiede la potenza e la novità della rete. Ogni giorno la stragrande maggioranza delle informazioni pubblicate sono in formato digitale sotto forma di news, foto, video, presentazioni powerpoint o e-mail; rimanere fuori dal circuito informazionale riduce notevolmente le possibilità di sviluppo e crescita culturale, individuale e sociale.
La trasposizione in rete delle tendenze associative umane ha creato i Social Network, siti dinamici che “sfruttano” l’intelligenza collettiva attraverso un’architettura partecipativa. Coinvolgendo gli utenti, minimizzando le barriere all’utilizzo, i Social Network incoraggiano lo sviluppo virale della rete amplificando le connessioni esistenti tra i vari utilizzatori: gli utenti sono diventati il motore principale dei migliori prodotti e i protagonisti della rapida crescita di Internet. Esempi concreti di Social Networking sono siti come MySpace, YouTube e Wikipedia, servizi che, dando la possibilità di immagazzinare e condividere contenuti multimediali, basano il loro successo internazionale su database creati direttamente dagli utenti.
Internet è realmente una infrastruttura aperta, incontrollabile centralmente, non coordinabile, una specie di “apologia del disordine”[2]; con l’aumento poi delle fonti disponibili in rete e l’organizzazione ipertestuale dei contenuti sul web siamo ormai abituati a “inseguire” le notizie su svariati blog o siti che vengono aggiornati a ritmi differenti e ciò comporta, a volte, un dispendio notevole di tempo. Esistono però degli strumenti che ci permettono di essere informati in tempo reale riducendo drasticamente i tempi di navigazione alla ricerca di informazioni: i Feed Rss. Grazie a questi nuovi canali di smistamento dati, le direttrici dell’informazione si invertono: abbonandoci ad uno dei tanti Feed Reader saremo infatti avvertiti quando un determinato sito, da noi seguito, effettua delle modifiche o inserisce nuovi post; la notizia in questo modo raggiunge il lettore e non è il lettore ad inseguire la notizia, come è stato in precedenza. Grazie ai Feed le informazioni si distaccano dalla fonte in cui sono prodotte divenendo indipendenti; gli utenti potranno così raccogliere informazioni da più siti simultaneamente per poi riutilizzarle per i propri scopi. Questo paradigma, essendo basato su filosofie open source, rende le informazioni più sfruttabili e miscelabili tra loro, stimolando un questo modo nuovi corto-circuiti culturali, nuove collaborazioni e interazioni collettive.
La diffusione di questo nuovo approccio all’utilizzo di Internet ha portato alla nascita di applicazioni web-based (o browser-based) che ridefiniscono i metodi di produzione di contenuti multimediali: il computer cessa di essere l’unico mezzo al processo creativo, lasciando il posto a browser accessibili dai dispositivi più disparati (cellulari, consolle, lettori multimediali portatili etc…). Il risultato è una maggiore soddisfazione dell’utente e vantaggi competitivi. Basti citare in proposito i servizi offerti dai giganti della rete, Google e Yahoo!, che andando oltre i legami col desktop garantiscono collaborazioni e vera indipendenza dalle piattaforme (Gmail, Google Maps, Google Docs, Picasa, Flickr).
A questo punto è chiaro che lo scenario multiaccesso, insieme alla semplicità d’uso delle nuove applicazioni web, apre nuove prospettive al superamento del digital divide definendo il nuovo panorama crossmediale.
[1] Il riferimento è ad un articolo pubblicato su Business Week e consultabile all’indirizzo www.businessweek.com/ magazine/content/5_18/b3931001_mz001.htm[2] Granieri Giuseppe, Quell’uomo al centro della rete, http://blogosphere.typepad.com/alcentrodellarete.pdf
Tag:digital-divide, feed-rss, social-network, Video, web-2.0
admin è Roberto Filippi, nato a Palermo nel 1981 e residente ad Alcamo (TP). Laureando in "Lingue Moderne per il Web" presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo.
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